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SPECIALE
In uscita il nuovo
testo edito da Franco Angeli
"IL DISAGIO DELLE BELLEZZA"

a cura di Giovanni Mierolo e Maria Teresa Rodriguez
La storia umana
è stata illuminata dalla luce della bellezza, per lungo tempo ritenuta
in grado di condurre verso la Verità e il Bene, al punto che la nostra
tradizione ha visto, alle sue origini, una guerra sanguinosa per la
conquista di Elena e del suo mistero. Impossibile, dunque, rinunciare
alla perfezione del bello, da sempre intrecciato con l'armonia e il
benessere.
Come può la
bellezza coniugarsi, oggi, con il disagio? Come può convivere con il
malessere, con un essere non correlato al bene? Sono stati Kant e Sade,
di cui Lacan ha colto i punti di convergenza, a introdurre una radicale
trasformazione del gusto, e a consentire di pensare a una felicità
implicata con il male, proponendo una diversa correlazione tra il bene e
il bello. Ma il binomio disagio-bellezza riguarda in particolar modo
l'universo femminile, laddove il corpo magro dell'anoressia testimonia
il compito impossibile, per le donne, di indossare la bellezza, di farne
un complemento alla mancanza.
Non a caso, dunque, il binomio
disagio-bellezza è sempre più frequentato dalla psicoanalisi, dall'arte,
dalla filosofia, dalla sociologia, ambiti che si incontrano in questo
volume a esplorare un enigma che, da Elena in poi, lascia intatto il suo
mistero e ci appare ancora, come ha notato Leopardi, "senza regola,
senza esattezza, senza ragione".
INDICE
Introduzione di
Giovanni Mierolo (Leggi
introduzione)
Parte I - Figure
Bellezza e usura. Come fabbricarsi un corpo non nazista?,
Rocco Ronchi
Il sorriso degli angeli. Bellezza e betise, Giovanni Bottiroli
Il fantasma della bellezza. Protezione dal ed emersione del reale
nel cinema di David Lynch, Andrea Bellavita
A disagio sul piedistallo, Adone Brandalisi
La più bella, Erminia Macola
Echi della Gradiva, Franca Franchi
La bellezza nel paese reale delle donne, Paola Righetti
Etica della bellezza, Anna Zanon
La bellezza di Sade, Fabio Galimberti
Lo squartamento estetico. La distruzione della bellezza nella body
art, Patrizio Peterlini
Parte II - Sintomi
L'esperienza estetica dell'anoressia-bulimia, Franco Lolli
L'icona anoressia del corpo magro, Massimo Recalcati
La tristezza della perfezione, Uberto Zuccardi Merli
Il disagio della bellezza femminile oggi. Costruzione della bellezza,
Isabella Ramaioli
Bellezza e sessuazione, Maria Teresa Rodriguez
INTRODUZIONE
di Giovanni Mierolo
Il binomio disagio-bellezza appare, a prima vista, paradossale. Nella
nostra tradizione abbiamo conosciuto un'idea della bellezza
sostanzialmente legata all'armonia e al benessere, poiché la perfezione
matematica del bello ha costituito una delle vie di condurci alla Verità
e al Bene. Come può la bellezza coniugarsi con un mal-essere, con un
essere non correlato al bene? E "non si suole forse ripetere
stucchevolmente che essere belli significa, in ultima analisi, essere in
pace con se stessi, sentirsi bene con sé con e con gli altri?".
Sono stati Kant e Sade, di cui Lacan ha colto i punti i convergenza, a
introdurre una radicale trasformazione del gusto e a consentire di
pensare a una felicità implicata con il male, proponendo una diversa
correlazione tra il bene e il bello. La poesia di Baudelaire e dei poeti
maledetti ha indicato, in questo senso, strade nuove. Oggi, i reiterati
attacchi ai canoni classici della bellezza, da parte dell'arte
contemporanea, sottolineano il carattere perturbante che abita la
produzione artistica, giungendo a corrodere il nostro rapporto di
familiarità col bello. Basti pensare alle derive estreme della body-art,
dove l'osceno, l'inguardabile, il rivoltante assumono valore estetico,
in una sorta di ribaltamento dei valori.
Non a caso dunque il binomio disagio-bellezza è sempre più frequentato
dalla filosofia, dall'arte, dalla psicoanalisi, dalla sociologia, ambiti
che si incontrano in questo volume a dar conto di una questione che
mostra il suo carattere sfuggente.
In effetti, anche se proviamo ad avvicinarci più seriamente alla
comprensione della bellezza, questa si mostra quasi sempre accennando
all'intenzione di fuggire. "La bellezza fugge certo impaurita da chi la
vuole capire, o addirittura possedere, ma questo non fa che sottolineare
un suo movimento intrinseco: la bellezza passa e -anche se questo sfugge
a volte ai suoi persecutori che ne deprecano la caducità-, il suo
passare più che un appassire, è il cuore stesso della sua parvenza".
La bellezza si mostra strutturalmente legata alla fugacità, alla
impermanenza, come se la sua perfezione potesse darsi solo nel momento
in cui si sottrae. Di qui il fatto, spesso illustrato dal mito, che
addirittura le statue si possono trovare a disagio sul loro piedistallo.
Poiché il piedistallo mostra il rischio dell'ostentazione di una
bellezza che coincida con la pienezza e la coerenza o, meglio, coincida
con se stessa.
[...]
Se la banalità del male ha caratterizzato il conformismo di uomini
incapaci di pensarsi responsabili delle proprie azioni, al punto di
produrre, una declinazione inedita del male, anonimo e senza senso, la
banalità del bene o, altrimenti, del bello, rischia di costituire il
contrappunto tragico del nostro tempo.
Il corpo assuefatto e seriale delle anoressiche sta diventando
tacitamente o espressamente il paradigma della bellezza contemporanea,
della sua banalizzazione, poiché l'adesione all'equivalenza
bellezza-magrezza, ritenuta valida universalmente, offre un'iscrizione
sociale, l'illusione di una identità compiuta. Ma anche perché il corpo
anoressico, per la sua capacità di performance, incarna perfettamente il
corpo incessantemente mobilitato e sacrificato al principio di
prestazione.
[...]
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